Mostre Roma: 'Terre' a cura di Maria Cristina Carlini

Di: roberta spinelli | 26/09/2020 17:54:26
Comunicato stampa
In mostra le Installazioni della grande artista milanese
Arte: Le “Terre” di Maria Cristina Carlini all'archivio centrale dello stato di Roma
Un monito all’umanità contro l’oblio delle sue radici
Grande ritorno a Roma di Maria Cristina Carlini con una mostra delle sue celeberrime installazioni che l’hanno imposta all’attenzione del pubblico e della critica italiana e internazionale. La mostra che ha per titolo “Terre”, promossa dal Ministero dei Beni e Attività Culturali e dall’INAC, si terrà nella sede dell’Archivio Centrale dello Stato all’Eur. Con l’esposizione romana si conclude un importante percorso artistico, curato dal Prof. Carlo Franza storico dell’arte, che era iniziato nel 2004 dalla sede di Sant’Ivo alla Sapienza a Roma con il titolo “Tracce e Luoghi”, e di qui aveva quindi fatto tappa a Palazzo Reale a Torino con il titolo “Stanze” (2005), era passato per il Museo di Villa Pisani a Stra – Venezia con il titolo “Reperti”(2005) per approdare ora a Roma. Maria Cristina Carlini con le sue sculture-installazioni, commistione di materiali, dalla terra al ferro, declinate con straordinaria vena poetica, ma coniugate con il reale attraverso l’affabulazione della metafora, è da anni apparsa agli occhi della critica internazionale come una delle figure più significative di questa stagione culturale. La mostra, allestita dall’architetto Massimo Domenicucci, riunisce una dozzina di opere dell’artista milanese, unitamente a una serie nutrita di grandi fogli, studi preparatori che vengono presentati per la prima volta al pubblico. Le installazioni hanno titoli (“Africa”, “Genesi”, “Porta”, “Impronta”, “Muro”) che echeggiano l’aspirazione della Carlini di richiamare, attraverso la sua azione d’artista l’attenzione dell’opinione pubblica sulla corruttibilità di un mondo abitato da una umanità che non sembra avvedersi di come,annullando antiche memorie, testimonianze di un vissuto remoto, rievocate attraverso materiali usati allo stato primitivo, si precipiti in una spirale dell’oblio delle proprie radici arrivando quindi ad annullare il significato e l’entità’ del presente. Ecco dunque che le installazioni della Carlini sembrano urlare all’umanità’ l’imperativo di una pausa di riflessione richiamando all’arte ed all’artista una funzione salvifica nell’indurre ad una pacata riflessione sul pregresso, sull’esistente e conseguentemente sul futuro. Si può dire sotto questo punto di vista che Maria Cristina Carlini riporta la figura dell’artista al centro di una concettualità dell’essere laddove in questi ultimi tempi l’arte sembrava aver acquisito il valore di riflesso e testimonianza passiva del procedere del corso degli uomini.
In coerenza con questa visione della funzione dell’arte , in occasione della mostra, evento nell’evento, una imponente scultura in materiale ferroso “Fortezza”, verrà installata davanti alla sede dell’Archivio Centrale dello Stato in Piazzale degli Archivi, e vi rimarrà permanentemente per proporsi come monumentale espressione artistica del terzo millennio.
.“Fortezza”- avverte Franza - è stata pensata come segno e simbolo, amplificata di variazioni e di ricchezza segnica e concettuale, in cui peso, colore, materiale e architettura, rompono lo schema costrittivo delle figure geometriche in cui vengono a iscriversi, per catturare un ambiente naturale, una consistenza corporea e temporale, e ancor più l’epos del linguaggio quotidiano. In essa la ricerca artistica porta a verificare sapere e agire, ovvero ideologia e filosofia dell’arte per il sapere, ma anche senso e direzione del percorso per la propria azione. In Fortezza c’è anche una visione del mondo, è la nuova costruzione simbolo della civiltà contemporanea, ma anche preludio, a causa dell’incessante desertificazione del territorio e dell’impoverimento delle risorse organiche, di un prossimo ritorno ad uno stadio primordiale della vita sulla terra”.
“I materiali delle sue opere, come scrive il Sovrintendente Aldo G. Ricci, sono i materiali primitivi dell’attività umana: pietra, ferro, tela di sacco, carte dei più vari tipi. Proprio queste ultime, ricercate nelle più diverse tipologie: consumate dal tempo, dall’uso, dalla luce, intercalate in collage dove il taglio si sostituisce al disegno, rinviano all’anima più profonda dell’Archivio: immenso deposito di carte segnate dall’uomo a testimonianza del suo passaggio, una fortezza destinata a custodire per il futuro, ma anche aperta all’accesso per chi vuole conoscere. Proprio come si presenta la Fortezza che Maria Cristina Carlini ha voluto donare all’Archivio centrale a testimonianza di un incontro importante sia per l’Artista che per l’Istituto che la ospita.”
Nel catalogo “Terre”, volume della collana “Musei” di Verso L’Arte Edizioni, Carlo Franza così affronta il tema della mostra di Maria Cristina Carlini all’Archivio Centrale dello Stato . “In questa Mostra i contorni geometrici del mondo, si risale a un modulo originario,vale a dire a quella condizione di impasto di terre che raccontano la memoria delicata ed evocativa della natura. Dalla dislocazione delle opere si legge per intero un’idea del paesaggio o di immagine del paesaggio in cui vivono i ricordi della genesi del mondo, basti pensare ad “Africa”,un insieme di manufatti d’argilla in forma sferica di diverse dimensioni a scalare e talvolta sorpresi anche da rotture telluriche rammendate poi da filo di ferro . “Terre” scandisce ancor meglio delle altre volte il modo di operare di Cristina Carlini,il suo fare che si alimenta in una disseminazione di elementi,così come i veggenti del mondo germanico disseminavano i rami di faggio,dando luogo ad un evento magico,a una nuova grammatica in cui invece di raccogliere e decifrare, si potesse conservare il gesto del pensiero e della disseminazione. Esiste evidente un amore per le culture primitive,tanto che un’opera come “Stracci”non è importante solo in quanto non occupa lo spazio ma essa stessa diventa spazio,ma il lacerto d’argilla steso o appeso che sia a una struttura tubolare, stoffa, fazzoletto, tappeto, sottolinea come il lavoro rimanga legato alla coscienza del vedersi e sentirsi in maniera da presentarsi come un tutto frontale, ovvero corpo caricato di un sentimento rituale. Ricerche che assolvono non solo il principio costruttivo, quanto il senso analogico della percezione esistenziale che qui si traduce, per fattualità e manualità,in un intervento “impressionistico”,ovvero in quella scoperta di una delicata intimità che l’artista vi conduce,leggendone l’immagine”.
INAUGURAZIONE AD INVITO E VERNICE PER LA STAMPA
Giovedì 28 settembre ore 18.00
La mostra rimarrà aperta al pubblico dal 29 settembre al 2 novembre 2006
Lunedì-venerdì ore 15.30-18.30
Sabato ore 9.00-13.30
Domenica chiuso
Ingresso libero
Per saperne di più: www.mariacristinacarlini.com
Ufficio stampa:
RC Media
Rita Cavalli +39 335 320147
e-mail: rita.cavalli@rc-media.it
Roberta Spinelli +39 349 0624363
e-mail: roberta.spinelli@rc-media.it
L’artista – Cenni biografici
Sono la terra, il ferro, il foco i tre elementi base del linguaggio di Maria Cristina Carlini, artista italiana di nascita, ma internazionale di formazione.
Un linguaggio di assoluto rigore che la spinge ad indagare le origini del cosmo e dei più profondi significati dell’umanità per trasferire le sue “scoperte” in opere che assumono il suggestivo significato di moderni monumenti della civiltà.
E’ stata questa aspirazione di ricerca dei significati misteriosi della materia ad avvicinarla nei primi anni 70 alla lavorazione della ceramica a Palo Alto in California. Una scelta non casuale quella di recarsi nei luoghi dove fiorirono antiche civiltà per appassionarsi alla manipolazione della materia e dei rapporti che la legano al mistero del divenire dell’umanità. Materia per arrivare alla forma e non viceversa come è nella scuola di più antica tradizione occidentale.
Forte di questa esperienza rientra in Europa, prima a Bruxelles, poi, nel 1978, in Italia ed apre a Milano uno studio nel quartiere di Brera. Alterna le prime mostre con corsi di perfezionamento presso il Californian College of Arts and Crafts di Oakland – S. Francisco, dove si avvicina alla nuova corrente artistica chiamata “New Ceramics”, ancora sconosciuta in Italia. Proseguono le mostre in tutta Europa, a Parigi nel 1992, a Bruxelles, Milano, Bologna, Reggio Emilia, Laveno Mombello, Angera e Bergamo. Negli anni seguenti, la scultrice lombarda sviluppa la sua ricerca artistica: arricchisce e completa il lavoro sulle terre ad alta cottura con lo studio sul ferro e dà forma alle sculture magico-totemiche. Le sue crezioni richiedono ampi spazi: trasferisce quindi il suo studio nell’antica area industriale di Milano.
A partire dal 1992 le sue installazioni di forte impatto memoriale e concettuale attirano l’attenzione della critica internazionale che la riconosce come una delle espressioni più originali e suggestive del panorama artistico contemporaneo.
Viene invitata a “Decouvertes 92” al Grand Palais di Parigi dalla Christine Colmant Art Gallery di Bruxelles, e nel 1998 al XXV Premio Sulmona. Nel 2003 espone alla Galleria Arte Borgogna presentata in catalogo da Luciano Caramel. Nel 2004 una giuria internazionale le assegna il Premio delle Arti – Premio della Cultura per la scultura. Nel settembre del 2004 si presenta al pubblico della capitale con la mostra “Tracce e Luoghi”, promossa dal Ministero dei Beni Culturali, a gennaio del 2005 è a Palazzo Reale di Torino con “Stanze”, Nel maggio 2005 nell’ambito della XVII edizione del premio delle arti-Premio alla cultura, viene designata “ Artista dell’Anno”. Sempre nel 2005 è presente con sue opere in una mostra dedicata a Walter Valentini. In quella occasione il Comune di Pesaro acquisisce una sua opera per il Museo Civico della città.
Nell’ottobre del 2005 espone le sue nuove installazioni in una mostra dal titolo” Reperti” a Villa Pisani di Strà. Nel 2006 espone alla Galleria delle Battaglie di Brescia con installazione di una grande opera (Gaza) nel Chiostro della Statale di Brescia. Invitata a partecipare al Premio Suzzera.

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