Lettering: accento acuto e grave

Di: Pablito | 26/09/2020 17:23:24
L’accento serve per indicare la vocale tonica, per esempio:
vorrà, punì, temè, schiavitù
L’accento può essere grave o acuto. È grave se la vocale è aperta, è acuto se la vocale è chiusa.
Per esempio:
perché <-- accento acuto
bebè <-- accento grave
Ecco alcuni monosillabi che si distinguono da altri per via dell’accento:
- ché (“poiché”, congiunzione causale)
- che (congiunzione o pronome)
- dà (indicativo presente di dare)
- da (preposizione)
- dà o da’ (imperativo di dare)
- dì (“giorno”)
- di (preposizione)
- di’ (imperativo di dire)
- è (verbo)
- e (congiunzione)
- là (avverbio)
- la (articolo, pronome, nota musicale)
- lì (avverbio)
- li (pronome)
- né (congiunzione)
- ne (pronome, avverbio)
- sé (pronome tonico)
- se (congiunzione, pronome atono)
- sì (“così” o affermazione)
- si (pronome, nota musicale)
- tè (pianta, bevanda)
- te (pronome)
----------------------
L’uso dell’accento è obbligatorio sui monosillabi come:
ciò, diè, fè, già, giù, piè, più, può.
Su tutte le parole polisillabe come:
libertà, venerdì, giurerò, autogrù.
È sempre grave sulle parole seguenti:
ahimè, caffè, cioè, coccodè, diè, è, lacchè, piè, tè.
Sui francesismi: bebè, cabarè, purè.
Sui nomi propri come: Giosuè, Gesù, Noè.
L’accento è invece acuto sulle parole seguenti:
- ché (poiché, perché, affinché, macché)
- i composti di re e di tre (viceré, trentatré)
- i passati remoti (credé, temé, escluso diè)
- parole come: scimpanzé, sé, né.
Anche per la o si possono distinguere i due timbri diversi (aperto o chiuso) quindi:
còlto (participio passato di cogliere)
cólto (“istruito”)

Risposte


Quando usare l’accento e quando invece l’apostrofo.

Quando usare l’accento e quando invece l’apostrofo.
L’accento si usa quando due monosillabi sono uguali, per distinguerli da altri di significato diverso.
L’apostrofo si usa in caso di elisione.
Dopo “un” l’apostrofo si usa quando segue una parola femminile che inizia per vocale.
Esempi:
Senza apostrofo: un gabbiano, un fiore, un palazzo, ecc.
Con apostrofo: un’avventura, un’auto, un’amica, un’altra, ecc.
Gli altri vari casi per l’accento e l’apostrofo:
su po’ solo e unicamente l’apostrofo perché è una forma contratta di poco;
su qui non deve essere aggiunto nessun accento;
su l’accento deve essere aggiunto per evitare confusione col pronome li.
Giù ha l’accento perché non è un monosillabo.
Su invece è senza accento.
Su fa né accento né apostrofo.
Su fa inteso come imperativo e abbreviazione di “fai”, ci vuole l’apostrofo.
Su va né accento né apostrofo, come il monosillabo fa.
Su “sto” e “sta” né accento né apostrofo. Inteso invece come abbreviazione e imperativo di “Stai fermo lì!” occorre l’apostrofo. Niente apostrofo invece nel caso “Cosa sta facendo quello lì?”.

Di: Pablito | 26/09/2020 17:24:24

Per abbreviare un anno?

Nei casi come “nel '68” l’apostrofo come va?
Cioè con la curva rivolta sinistra o a destra?
Ci sono norme su questi casi?
Grazie

Di: mariella sciancalepore | 26/09/2020 17:24:24


Ciao Mariella,
benvenuta e grazie per aver scelto 001design.it.
Ti ringrazio inoltre per aver formulato una bella domanda, ora cerco subito di chiarire i tuoi dubbi.
Per quanto riguarda le abbreviazioni, bisogna cercare di evitarle sempre.
Lo stesso vale per gli anni. È più corretto scrivere 1985 che 85 o '85.
Io preferisco '85 invece di ’85, ma per la grammatica sempre di elisione si tratta.
Quando è possibile bisogna preferire l’uso delle lettere al posto dei numeri.
Ad esempio: anni Sessanta.

Di: Pablito | 26/09/2020 17:24:24


Hai ragione, meglio evitare le abbreviazioni. Però spesso proprio nell’indicare il '68 si usa l’apostrofo. E molti editori non usano il segno dritto ma quello curvo e so che in questo caso c'è una norma. Mi pare che la curva sia rivolta a destra proprio per indicare che non è un apostrofo. Ma vorrei una certezza...

Di: mariella sciancalepore | 26/09/2020 17:24:24


Se hai un editore per cui lavori è lui che stabilirà le regole editoriali da seguire.
Premesso quanto già pubblicato precedentemente, l’ipotesi secondo me meno dolorosa è '85.
Attenzione però che nel libro di grammatica si tratta di apostrofo, quindi ’85 è corretto.
Basta guardare i libri dei migliori editori per verificare questa tua incertezza.
Per me questo tipo di abbreviazioni sugli anni sono molto relative e rischiano di essere carenti di significato (vedi ad esempio quando arriverà l’anno 2015).

Di: Pablito | 26/09/2020 17:24:24


Ciao a tutti, fresco di iscrizione mi inseririsco nella discussione
Recentemente stavo impaginando un libro [come grafico che ovviamente poi si è ridotto anche a fare l'editor ]
Cmq, la casa editrice mi ha, per fortuna, fornito tutte le regole da loro adotatte per fare l'editing dei testi prima della pubblicazione.
Riguardo alle date e alle loro abbreviazioni così mi hanno fatto fare:
- l'accento per le abbreviazioni degli anni è la virgoletta chiusa [in Times la vedi con la punta rivolta verso il basso, simile alla virgola]
- Nei casi di doppio accento, si mantengono tutti e due: ..nell'’88
- gli anni Venti, Quaranta, ... scritti a lettere
- Preferibilmete mettere sempre le date per intero se non in casi particolari come nel ’68
Spero di essere stato utile
ciao, [a¤]

Di: aneurysm | 26/09/2020 17:24:24


Aneurysm nel suo messaggio sicuramente intendeva dire apostrofo e non accento.
Nel caso della doppia elisione io farei tutto il contrario o ancora meglio aggirerei il problema scrivendo l’anno per esteso.

Di: Pablito | 26/09/2020 17:24:24